La tua scuola è sostenibile?

Scritto il 26 Aprile 2021

Non siamo abituati a pensare alla scuola come a qualcosa che “inquina”, eppure è così: tutte le attività umane hanno un impatto ambientale e generano, direttamente e indirettamente, emissioni di CO2 dannose per l’atmosfera terrestre. Ogni edificio, ogni attività lavorativa, ogni passatempo e ogni acquisto incidono sull’ambiente con conseguenze più o meno significative. In alcuni casi basta davvero poco per limitare l’impatto ambientale, mentre in altri è necessario impegnarsi a livello globale e apportare cambiamenti su larga scala. In ogni caso, conoscere l’entità di questo impatto è il primo passo per ridurlo ed è per questo che, per rendere più sostenibile la tua scuola, è importante imparare a conoscere gli aspetti che incidono sull’ambiente che ci circonda. Ecco quali fattori occorre considerare.

Prima di cominciare

Per calcolare l’impatto ambientale della tua scuola, dovrai prima di tutto considerarla nelle sue caratteristiche fondamentali: quanto è grande l’edificio? Da quanti piani è composto? Quando è stato costruito? Quante persone vi transitano giornalmente, fra studenti, insegnanti e personale non docente, e per quante ore alla settimana? Che tipo di ambienti esistono all’interno dell’edificio? Oltre a classi e uffici, ci sono anche palestre o impianti sportivi e laboratori? Queste sono le informazioni principali e anche le più semplici da ottenere.

 

Quanto consuma la tua scuola?

Uno dei principali fattori che determinano l’impatto ambientale di un edificio è il consumo di energia elettrica, specialmente se questa viene da fonti non rinnovabili. In casa, il consumo è quello che puoi vedere riportato sulla bolletta del fornitore elettrico, che indica i KWh consumati mensilmente. Lo stesso, su una scala ovviamente molto più ampia, avviene per la scuola. A seconda del fornitore e del tipo di impianto si avranno, ovviamente, consumi diversi. Un’altra voce che incide molto sull’impatto ambientale è il riscaldamento e, anche in questo caso, la bolletta dell’azienda che eroga il servizio riporta tutte le informazioni necessarie. In Italia il sistema di riscaldamento più comune è il gas metano, il cui consumo viene misurato in metri cubi, ma in alcuni edifici si utilizza anche il gasolio. L’ultima voce di consumo importante da prendere in considerazione è l’acqua: quanta se ne consuma ogni mese nella tua scuola? Per cosa la si usa? Si tratta solo dell’acqua utilizzata nei servizi igienici o una parte del consumo è destinata anche alla cura delle piante nel giardino o nel cortile? Tutti questi consumi influenzano in modo diretto l’impatto ambientale della scuola.

La scuola produce rifiuti!

Non solo la scuola, a dire il vero. Tutte le attività umane producono materiali di scarto, ovvero rifiuti, che è importante gestire in modo equilibrato e sostenibile. In una scuola, per esempio, è ragionevole pensare che una buona parte dei rifiuti prodotti siano costituiti da materiali cartacei, che sono fra i più facili da riciclare. Per questo è importante non solo che la scuola sia dotata di cestini per la raccolta differenziata, ma anche che questi siano usati con responsabilità, non gettandovi rifiuti di altro genere e facendo attenzione ad alcune distinzioni importanti (per esempio al fatto che la carta chimica degli scontrini non sia riciclabile e che le confezioni che contengono elementi di plastica non vanno smaltite nella carta).

 

L’impatto ambientale indiretto

A contribuire all’impatto ambientale della scuola non è solo ciò che avviene al suo interno durante le ore di lezione, ma anche ciò che avviene prima e dopo. Ogni giorno, infatti, una certa quantità di persone devono spostarsi per raggiungere la scuola e poi tornare a casa: come vengono effettuati questi spostamenti e quanto durano? Studenti e insegnanti provengono più o meno tutti dalla stessa area? In che percentuale possono raggiungere l’edificio a piedi o in bicicletta? La scuola è ben servita dai trasporti pubblici o gli spostamenti sono lasciati per lo più ai veicoli privati? Inutile dire che questa modalità di trasporto è quella con il maggior impatto ambientale e quindi, senza dubbio, la meno desiderabile.